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Uno degli scopi con cui è nata Analytica for intelligence and security studies è quello di poter essere un luogo dove professionisti ed esperti si potessero confrontare e dove poter cercare la soluzione a problemi complessi che riguardano la Sicurezza nazionale ed internazionale.
Per questo oggi è così importante porre sempre maggior attenzione al tema delicato e centrale nell’agenda politica tanto nazionale quanto internazionale della transizione energetica e delle sfide  che questa comporta sul piano economico, tecnologico e securitario.

In particolare ci concentreremo sulla transizione digitale del settore energetico, con una sinergia sempre più cruciale tra mondo IT, sistemi di controllo e monitoraggio ed approvvigionamento; sul ruolo dei metalli rari o metalli strategici che come suggerisce il nome hanno un ruolo chiave nello sviluppo di nuove tecnologie anche e soprattutto per quelle del settore energetico . Ultima ma non per importanza la tutela delle infrastrutture critiche del settore energetico sotto l’aspetto della sicurezza fisica e cibernetica. 

Vi aspettiamo:
ENERGIA, TECH E TRANSIZIONE – Analytica intelligence and security
Venerdì, 28 maggio · 3:00 – 5:00PM
Informazioni per partecipare di Google Meet
Link alla videochiamata: https://meet.google.com/jir-timi-feq

 

Digitalizzazione e materiali critici:
le nuove dimensioni della sicurezza energetica

Il settore energetico sta vivendo una trasformazione. I grandi cambiamenti nell’offerta e nella domanda globale su quasi tutti i fronti stanno creando nuove opportunità da esplorare e nuove minacce da gestire, soprattutto alla luce della dirompente digitalizzazione del settore. L’adozione di tecnologie intelligenti e sofisticate, compresa l’intelligenza artificiale (AI) per i sistemi di controllo e monitoraggio, sta consentendo nuovi modelli di business e una gestione più efficiente degli asset energetici. Le nuove sinergie IT, operative e comunicative del settore, sia all’interno delle organizzazioni che attraverso la catena di approvvigionamento energetico, si espandono man mano che l’impronta digitale cresce. Per citare qualche esempio, le aziende upstream usano le tecnologie digitali per la modellizzazione di giacimenti, perforazione, distribuzione, ottimizzazione della produzione e altro ancora; le compagnie dell’oil and gasdipendono dalle reti di dati per gestire le strutture e interpretare le condizioni operative; le aziende downstream usano le smart grid per il matching domanda-offerta e complessi algoritmi per regolare i flussi; le aziende di trasmissione elettrica dipendono dai controlli automatizzati per gestire le loro reti; le utility gestiscono combinazioni complesse di reti centralizzate e risorse decentralizzate per analizzare e soddisfare efficientemente le esigenze dei clienti. Lo sviluppo e la trasformazione delle catene di approvvigionamento energetico sono dunque al centro delle priorità di molti governi e imprese, configurando al contempo il processo di digitalizzazione come una delle principali incertezze classificate in termini di impatto per i leader energetici. Rispondere a tali incertezze implica una connessione con altre questioni: l’IoT industriale, la blockchain, i dati e l’intelligenza artificiale, i sistemi decentralizzati, l’efficienza energetica e le minacce informatiche. Il panorama dei rischi in tal senso è un elemento altamente attenzionato dal settore pubblico e privato. I cambiamenti all’interno e attraverso la catena di approvvigionamento energetico, insieme alla maggiore necessità di flessibilità attraverso fonti energetiche sempre più diversificate, presenteranno nuove sfide e requisiti per il cambiamento. Evidenziando diversi fattori di rischio da monitorare – riforme di mercato, Cybersecurity, Metalli rari, Decarbonizzazione, Interconnessioni regionali e mercati interoperabili, Infrastrutture a prova di intemperie e bassa intensità di petrolio e gas – l’ultimo Energy Transition Index (aprile 2021) del World Economic Forum conferma un massiccio impatto della digitalizzazione nel processo di transizione energetica.

Ospiti: Paolo D’Ermo, Segretario generale World Energy Council

 

La transizione energetica è il principale driver di un’intensa competizione globale per la manifattura di batterie, motori elettrici, turbine eoliche e pannelli fotovoltaici che stanno componendo il portfolio energetico e le agende di politica industriale di Stati Uniti, Unione Europea e Cina. In un’ottica di decentralizzazione, decarbonizzazione e digitalizzazione delle reti energetiche i metalli rari – litio, cobalto, nickel, grafite, indio, terre rare etc. – sono ingredienti fondamentali per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di neutralità climatica. Se quest’ultimi sono sempre più condivisi lungo lo spettro pubblico-privato, le modalità con cui raggiungerli sono invece oggetto di maggiore discrezionalità da parte delle autorità governative come testimoniano le più recenti iniziative dell’amministrazione statunitense e della Commissione UE. Alla base di queste scelte vi è tanto l’opportunità di svincolarsi dalla dipendenza dalle fonti carbon-fossili quanto la necessità di attrezzarsi per affrontare le sfide legate alle filiere dei cosiddetti critical raw materials (CRMs). Possono essere raggruppate in quattro macrocategorie: 1) sicurezza (supply risk), intesa come capacità di assicurarsi un approvvigionamento costante e duraturo dei CRMs; 2) tecnologica, ovvero come presenza di asset industriali e know-how per catturare il valore aggiunto negli stadi mid-downstream (processazione – manifattura prodotto finito); 3) economica, relativa alla stabilità dei prezzi per consentire operatività e solvibilità dei siti d’estrazione (domanda-offerta) e al contempo la competitività sui mercati dei prodotti end-use; 4) ESG (Environment, Social and Governance), ovvero la matrice che caratterizza l’etichetta della sostenibilità di ogni singolo attore coinvolto lungo la filiera agli occhi degli investitori. A complicare il quadro sono da un lato le specifiche di ogni singolo mercato e l’inter-settorialità di alcuni metalli (“domanda competitiva”), dall’altra il grado di dipendenza di gran parte dei paesi OECD che viene acutizzato da un nuovo quadro geopolitico e da un mutato approccio verso la globalizzazione, in cui la Repubblica Popolare cinese già rappresenta un attore consolidato in molte delle catene del valore.

Ospite: Pier Paolo Raimondi, Ricercatore Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM) (TBC)

Vulnerabilità e rischi per infrastrutture energetiche:

 

  •  Protezione cyber infrastrutture energetiche
    (Cosimo Melella, Junior Analyst Cybersecurity)

I servizi OT (o tecnologia operativa), e le infrastrutture critiche, svolgono un ruolo fondamentale per qualsiasi processo aziendale e per questo andrebbero tutelati con particolare attenzione. In questo campo, molti attori hanno dimostrato di essere in grado di minacciare i perimetri OT dei settori pubblico e privato, dimostrando che è possibile provocare il caos attraverso attacchi informatici. Questo perché i sistemi OT molto spesso non beneficiano della stessa protezione informatica comunemente implementata nei sistemi IT, e le motivazioni sono molteplici: mancanza diffusa di consapevolezza, complessità tecnica da gestire, scarsa preparazione degli addetti ai lavori o solo pura negligenza.

Oggi più che mai questo rischio è reale e il numero di attacchi contro le infrastrutture critiche (in particolare gli ICS o sistemi di controllo industriale e SCADA,Supervisory Control And Data Acquisition) che hanno una criticità strategica o tattica crescerà nel prossimo futuro da parte di Advanced Persistent Threat sponsorizzati da Stati. Inoltre, gli aggressori risultano difficili da identificare, poiché in molti casi gli attacchi possono essere effettuati con tecnologie a basso costo che consentono agli assalitori addirittura di cancellare le proprie tracce, a seguito di un attacco, risultando così, estremamente, difficili da tracciare.

Tra le infrastrutture critiche come i trasporti, la sanità e le comunicazioni, le più sensibili sono senza dubbio quelle energetiche e idriche. Basti pensare alle conseguenze che causerebbe un cyber-attacco che riuscisse a interrompere a lungo la distribuzione di energia o ad avvelenare l’acqua colpendo una rete idrica all’interno di un Paese anche per brevi periodi di tempo provocando un effetto domino che interesserebbe tutte le altre infrastrutture nazionali fino a scatenare anche disordini sociali. L’importanza e la vulnerabilità di questi o altri settori è confermata proprio dal fatto che nel corso degli anni sono stati segnalati numerosi attacchi contro sistemi SCADA. In realtà tutto questo è già accaduto anche se con piccole dimensioni e con conseguenze contenute recentemente in USA e Francia.

Ospite: Francesco Ferazza, Director Of IT Operations Ziff Davis Global Partners

 

  • Protezione fisica infrastrutture energetiche
    (Lorenzo Vacca, Junior Analyst Geoeconomia)

Laddove i redditi derivati dall’estrazione petrolifera costituiscono un’ampia parte del PIL, il controllo delle infrastrutture petrolifere può diventare un asset strategico nelle mani di attori non statali in competizione con il governo centrale di uno Stato. Il controllo di un’infrastruttura estrattiva consente il controllo sulla produzione e quindi la capacità di interrompere una fonte di risorse economiche per il governo. In alternativa, un agente di rischio può autolegittimarsi come “protettore” dell’infrastruttura e quindi, costringere il governo alla negoziazione. Tuttavia, alcuni attori, spinti spesso da una precisa narrativa politica possono agire esclusivamente per interrompere la produzione petrolifera. Questo comporta un rischio più esteso in quanto include anche le infrastrutture per il trasporto petrolifero e un rischio più elevato in quanto la distruzione o danneggiamento delle infrastrutture diventa l’obiettivo principale. Di conseguenza a seconda dell’interesse degli agenti di rischio le strategie di protezione fisica delle infrastrutture mirano a proteggere contemporaneamente la continuità e la sicurezza dell’attività estrattiva. Per implementare le misure di prevenzione più pertinenti è necessaria un’analisi del rischio basata su più livelli: un livello macro che deve considerare: i rapporti geopolitici del paese in oggetto, le dinamiche di politica interna e le politiche di redistribuzione dei profitti estrattivi. Un livello meso che deve considerare: una panoramica degli attori ostili presenti, lo sviluppo storico-politico degli attori non-statali, lo sviluppo dei rapporti tra questi ultimi e le compagnie petrolifere e un’analisi diacronica del livello di rischio posto da ciascun attore. Un livello micro che deve considerare l’entità delle risorse a disposizione degli agenti di rischio, la narrativa politica specifica che ne ha consentito la nascita, i rapporti con le comunità locali, i rapporti con il governo, le tattiche preferenziali utilizzate contro le compagnie petrolifere e gli attori di negoziazione chiave. In base alla configurazione specifica delle variabili descritte sopra è possibile adottare delle misure consone all’origine specifica del rischio tenendo sempre conto della natura dinamica delle variabili stesse. Di conseguenza, la strategia generale di protezione delle infrastrutture deve necessariamente includere un monitoraggio costante dei diversi livelli macro, meso e micro e possedere la flessibilità necessaria per adattare le misure di prevenzione alle circostanze.

Ospite: Andrea Piovan, Deputy Corporate Security Manager at Bonatti
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