Skip to content

Il ruolo dell’Italia nella regione del Mediterraneo sarebbe essenziale per gli asset dell’Unione Europea e della NATO stessa, tuttavia, una politica estera debole e priva di obbiettivi chiari e definiti ha fatto perdere al nostro Paese il ruolo egemone che meriterebbe, almeno per ragioni prettamente geografiche.

Il Generale di Corpo d’Armata Marco Bertolini che ha comandato il 9°reggimento d’assalto “Col Moschin”, la Brigata Paracadutisti “Folgore”, il Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali e il Comando Operativo di Vertice Interforze dal quale dipendono i contingenti “fuori area” nazionali, chiarisce la posizione italiana nel Mediterraneo ed alcune delle sue scelte di politica estera.

” Una domanda sulla politica del nostro paese nel Mediterraneo è veramente impegnativa.

E’ impegnativa perché nello scombussolamento generale dell’ex Mare Nostrum conseguente alle Primavere Arabe – io le definirei Autunni, visti i risultati – e alla crisi nel bacino del Mar Nero conseguente al braccio di ferro tra USA/NATO/UE e Russia, Roma si è evidenziata per assenza, anche da prima che l’attuale governo si insediasse.

Nonostante reiterate “suppliche” alla Comunità Internazionale di riferimento (NATO e UE) affinché venisse privilegiato un approccio unitario al “fronte sud” nel quale ci troviamo esposti, l’hanno infatti avuta vinta Germania, paesi Baltici e Polonia nell’ottenere una priorità per il “fronte est”, culminata in una serie di misure di spiralizzazione militare da parte della NATO con uno schieramento di forze con funzione anti russa.

A sud, solo l’operazione EUNAVFORMED ha visto la partecipazione di una piccola flotta di navi europee in aggiunta all’operazione FRONTEX per isolare la Libia impedendo l’attività dei trafficanti di esseri umani, riuscendo peròsoprattutto ad attrarre un flusso maggiore in uscita dalla Libia… “

Torna su