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Più di vent’anni fa, il terrorismo di matrice jihadista, incarnato in quel momento da al-Qa’ida, colpendo gli Stati Uniti, ha cambiato l’intero ordine mondiale e ha portato a modificare la percezione e la definizione della sicurezza, sia a livello nazionale che globale.

Nel giugno del 2014, un altro attore appartenente alla galassia jihadista, l’allora Stato Islamico dell’Iraq e di al-Sham (ISIS), ha dichiarato la (ri)nascita del califfato cambiando – parallelamente – la sua denominazione in Stato Islamico (IS) attraverso un’operazione definita in arabo kasr al-hudud. Si è trattato di un evento unico e alla cui base vi era un’ideologia ben radicata – il jihadismo – che ha plasmato la realtà stessa di IS e che continua a farlo.

Il libro del Generale D. (ris.) Giuseppe Santomartino, su cui è stata condotta l’intervista, Conoscere e contrastare il jihadismo. Le chiavi interpretative, le ideologie, le dottrine, le strategie, i pensatori, origina proprio dalla considerazione per la quale senza una conoscenza approfondita sia dell’ideologia che sottende ai piani operativi sia degli ideologi del jihad non sia possibile giungere ad una reale comprensione del fenomeno “terrorismo” e, quindi, neanche interpretare e dare una giusta lettura di ciò che è successo in passato, della fase attuale e di ciò che segnarà il futuro.

Si rende necessaria, quindi, un’indagine storica approfondita dell’influenza del pensiero di Sayyid Qutb nell’immaginazione di un sistema politico nelle società islamiche, prima di analizzare come successivi autori hanno tratto ispirazione dallo scrittore egiziano nella formulazione di una propria ideologia marcatamente islamista, come Abdullah Azzam, o di strategie, come Abu Bakr Naji o Abu Musab al-Suri, e la successiva eredità che questi hanno lasciato all’interno delle diversi correnti jihadiste. Ma è anche necessario fare luce su movimenti sociali di matrice islamista che si distinguono da altri per le loro peculiarità sia ideologica che operativa, come Hizbut Tahrir di Taqi al-Din al-Nabhani. E, allo stesso tempo, bisogna comprendere come spesso i confini tra movimenti islamisti, organizzazioni jihadiste e partiti politici spesso si confondano tra loro a causa di comuni elementi ideologici – spesso rimarcati eccessivamente dall’osservatore esterno interessato –, come nell’esempio della Fratellanza Musulmana.

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