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L’Italia E La NATO Alla Prova Sul Fronte Sud Dell’Alleanza. Le Considerazioni Dell’On. Frusone.

Nel 1996, il politologo statunitense Huntington pubblicò il libro “Lo scontro delle civiltà”, nel quale sottolineava che con tutta probabilità “la Grande Cina” avrebbe prima o poi cercato di trasformare il suo potere economico in potere militare, a distanza di quasi un quarto di secolo possiamo affermare questa teoria? In Cina il 30% di tutte le spese per la ricerca scientifico-tecnologica, viene destinato alla ricerca in campo militare, comprendendo anche applicazioni tecnologiche “dual use”. É possibile che nel breve e medio periodo Pechino riesca a colmare il gap tecnologico che ha con la NATO?

Oggi rispetto agli anni del confronto bipolare ci sono alcuni scenari da tenere in considerazione che superano le teorie di Huntington sullo scontro di “civiltà”.

La Cina più che rafforzare il suo potere militare, in senso tradizionale sta continuando a rafforzare il suo potere tecnologico sempre più determinante per gli scenari bellici futuri.

Da qualche anno stiamo vedendo un’attività di propaganda cinese molto chiara. Indicativo è un film “China Salesman” che di certo non è memorabile dal punto di vista cinematografico, ma estremamente illuminante dal punto di vista dei contenuti.

Un giovane ingegnere cinese spedito nel continente africano per una gara sulla telefonia mobile, si trova a dover combattere contro i piani di una spia francese che tramite corruzione deve far vincere il committente occidentale. Un copione piuttosto chiaro.

Quindi l’obiettivo non è tanto colmare il gap tecnologico, il quale è alla loro portata, infatti, le mire politiche e strategiche cinesi fanno leva sull’esportazione di queste tecnologie nei Paesi occidentali.

Parafrasando un po’ Huntington, se l’Occidente ha conquistato il mondo, non tanto con le sue idee ma con la sua “superiorità nell’uso della violenza organizzata”, ad oggi non può imporre un predominio con la stessa arma e per tanto si cercheranno altre strade.

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