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Il Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, giovedì 13 settembre 2020, ha annunciato attraverso il suo account Twitter la normalizzazione dei rapporti tra gli Emirati Arabi Uniti (EAU) e Israele.

Il Joint Statement è stato il risultato di una lunga telefonata tra il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed (MBZ), e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il presidente americano lo ha definito una svolta storica perché gli EAU sono il primo paese del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) e il terzo paese arabo, dopo Egitto e Giordania a riconoscere ufficialmente Israele.

Una svolta storica perché la normalizzazione non riguarda solo le relazioni diplomatiche, ma anche quelle più produttive di effetti concreti e duraturi: economiche, commerciali, militari e di intelligence con conseguenze rilevanti per il futuro della regione Medio Orientale.

Trump ha sottolineato come questo documento sia l’inizio di un radicale cambiamento nello scacchiere mediorientale, un evento che, a detta del presidente e della sua amministrazione, avrà la forza di convincere altri paesi arabi a riconoscere e normalizzare i rapporti con Israele.

Circa un mese dopo, venerdì 11 settembre 2020, Trump ha reso noto che anche il Bahrain, membro del GCC, ha normalizzato i suoi rapporti con Israele.

Così come per la normalizzazione tra Israele e EAU, anche in questo caso il presidente americano ha allegato al suo tweet un Joint Statement dove il re del Bahrain, Hamad bin Isa bin Salman al Khalifa, e il primo ministro israeliano Netanyahu ufficializzano i rapporti fra i due Stati. Riguardo questa seconda normalizzazione è importante sottolineare il significato simbolico del giorno in cui è stata firmata: l’11 settembre, data drammaticamente significativa per gli USA.

Trump ha dichiarato che la scelta del giorno non è stata casuale: “There’s no more powerful response to the hatred that spawned 9/11″  e che l’anniversario degli attentati alle Torri Gemelle e al Pentagono del 2001 non poteva che essere il giorno migliore per la normalizzazione dei rapporti tra Israele e il Bahrain, uno dei paesi del Golfo Persico.

I Joint Statement EAU-Israele e Bahrain-Israele, avevano la necessità di essere validati da appositi accordi internazionali, che sono stati firmati soli quattro giorni dopo la normalizzazione tra Israele e Bahrain a Washington fra i rappresentanti di USA, EAU, Bahrain e Israele. Gli Accordi sono stati detti “Accordi di Abramo”, nel nome di Abramo capostipite unico dei Tre Monoteismi del Libro.

Il senso profondo di questa scelta sta nel voler sottolineare che un accordo è possibile dopo decenni, se non secoli di guerre e di odio profondo. Gli Accordi di Abramo ricordano sia gli Accordi di Camp David del 1978 tra Egitto e Israele, sia gli Accordi successivi sempre di Camp David del 2000 fra Israele e i Palestinesi

Gli accordi di Abramo per comprenderne la reale portata e il significato simbolico e politico devono essere contestualizzati nel più ampio quadro regionale mediorientale. Il Medio Oriente sta attraversando una fase di profondo cambiamento che necessita un nuovo metodo di indagine, di studio e di analisi. Due sono le date fondamentali da avere ben presenti per capire il perché di questa trasformazione: il 2003 e il 2011. Il 2003 è l’anno dell’invasione americana dell’Iraq e il 2011 l’anno delle cosiddette Primavere Arabe. Gli accordi di Abramo si inseriscono in questo quadro come uno degli elementi del cambiamento e non sono la causa determinante per un nuovo ordine regionale così come invece affermato in varie occasioni da Trump.

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