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L’inedita strategicità assunta dal Sahel negli ultimi anni è frutto di diversi fattori, in primis la sua ricchezza di materie prime e risorse naturali, che le potenze extraregionali, come la Francia o la Cina, già stanno sfruttando per garantire il funzionamento delle proprie imprese e, quindi, dell’intera economia nazionale.

Quest’area, però, non è soltanto sede degli interessi geopolitici degli attori internazionali, ma anche uno dei maggiori teatri di instabilità, essendo colpita da crisi di carattere umanitario, politico, securitario, economico e sociale, di cui si servono i gruppi terroristici locali per ampliare i propri network e tentare di assumere il controllo dell’intera regione, anche scontrandosi fra loro.

Le molteplici operazioni militari condotte sia dai governi locali che dai loro alleati, tuttavia, non sembrano aver scalfito la pericolosità delle organizzazione jihadiste attive sul territorio; né tantomeno il loro coinvolgimento politico appare aver risolto l’instabilità e l’insicurezza che caratterizzano il Sahel.

La formazione della nuova task force europea “Takuba”, ponendosi come obiettivo lo sradicamento del terrorismo e la stabilizzazione della regione, riconosce la pericolosità della minaccia jihadista e degli scontri intestini ad essa, che, intensificandosi e radicandosi – trasformerebbero definitivamente il Sahel in un teatro di instabilità, insicurezza.

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