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Nell’ultimo paper di giugno, pubblicato sul sito di Analytica for Intelligence and Security Studies, analizzando i vari scenari di rischio che si sarebbero potuti presentare nella fase post lockdown ho evidenziato come il delicatissimo ruolo giocato da Confindustria e dal sistema penitenziario, ognuno nel proprio ambito di pertinenza, avrebbe acutizzato il sentimento di vendetta covato da sempre dalla FAI/FRI nei confronti di queste due realtà istituzionali.

I principali siti d’area facevano presagire, come risultato di una martellante azione istigatori, il rischio concreto di attentati a danno di Confindustria, del DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) e della Polizia Penitenziaria.

La violenza insurrezionale di matrice anarchica nei confronti del sistema penitenziario si era già manifestata nel 2004 con l’invio di due pacchi bomba indirizzati al Dott. Giovanni Tinebra, direttore del Dipartimento degli affari penitenziari, e al Dott. Sebastiano Ardita, capo dell’ufficio detenuti.

Nel 2017 a seguito del manifesto insurrezionale Per un giugno Pericoloso, gli anarchici della FAI/FRI tentarono di colpire il Dott. Santi Consolo, capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria sino al 2018, ed il Dott. Giacinto Siciliano, a quei tempi direttore del carcere di Opera.

Per quanto riguarda invece il sistema confindustriale, durante il lockdown, esso ha rappresentato per gli anarchici informali uno dei principali attori delle scelte operate dal Governo a garanzia della continuità produttiva di un sempre maggiore numero di aziende rientranti in settori strategici per il Paese.

A seguito della concertazione tra Governo, Confindustria ed organizzazioni sindacali, venne firmato il protocollo “per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” (14 marzo 2020) ed a seguire venne emanato il Dpcm del 22/03/2020 con allegata la lista dei codici ATECO.

Questi attentati, compresi gli ultimi del 2020, sono stati rivendicati da cellule terroristiche aderenti alla FAI/FRI, il cui ideologo è Alfredo Cospito. Il terrorista anarchico Alfredo Cospito, pur essendo detenuto nel carcere di Ferrara in regime di AS2,  continua a dettare la linea strategica della sua organizzazione terroristica sia in chiave vendicatrice che stragista. La sua è un’azione istigatoria perpetrata tramite interviste, lettere e comunicati, che, pur stridendo con il regime di alta sorveglianza, continua a dare forza e motivazione ai gruppi di affinità (cellule), associati alla FAI/FRI.

Queste cellule terroristiche rappresentano il braccio armato dell’eversismo d’azione e sono gli esecutori materiali di molti di quegli attentati a cui gli inquirenti hanno attribuito potenzialità stragiste. Oltre ai pacchi bomba di cui si è già parlato, si ricorda il ferimento dell’Ing. Roberto Adinolfi, Amministratore di Ansaldo Nucleare, per mano dello stesso Cospito (2012), l’attentato esplosivo alla stazione dei carabinieri di Bologna Corticella (2016), l’invio di due pacchi bomba ai P.M. Rinaudo e Sparagna, titolari dell’inchiesta Scripta Manent (2017) e l’attentato esplosivo ai danni della Stazione Carabinieri di San Giovanni/Roma (2017). Dall’analisi del testo della rivendicazione dell’invio dei pacchi bomba a Confindustria Brescia e al SAPPe di Modena, ad opera del Nucleo Mikhail Zhlobitsky associato alla FAI/FRI, possiamo trarre interessanti spunti di riflessione.

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