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L’obiettivo primario delle considerazioni frutto del presente elaborato è proporre ad Enti, organizzazioni e singoli operatori, la valutazione di quanto sia necessaria e di primaria importanza la realizzazione di corsi specifici, in merito alle criticità e agli aspetti sia di Safety che di Security, per gli Operatori Umanitari italiani impegnati in programmi di aiuto all’estero; ciò, soprattutto alla luce del fatto di come il ruolo che la sicurezza riveste attualmente nei due ambiti, Aiuto allo Sviluppo e Aiuto Umanitario, sia acclarato ed ampiamente riconosciuto.

            In molti paesi occidentali si provvede alla somministrazione di corsi e/o attività addestrative che vanno a completare il background professionale degli operatori umanitari, in considerazione degli enormi rischi a cui possono andare incontro tutti coloro che esplicano attività in aree di crisi e/o di conflitto; in Italia, l’apparato legislativo sulla sicurezza e la salute dei luoghi di lavoro, nel quale la formazione è considerata un elemento portante, ha ad esempio contribuito notevolmente e globalmente a ridurre nel tempo il numero di infortuni e decessi.

Ciò nonostante, gli interventi di cooperazione internazionale realizzati dalle piccole associazioni e dalle tante ONG, per varie ragioni non usufruiscono che in minima parte del succitato sistema; alcune delle motivazioni sono di facile comprensione: fra queste la mancanza di fondi, un’errata valutazione sull’importanza e sui benefici forniti dalla formazione sulla sicurezza, il percepire ad esempio la Security come un qualcosa di connesso al mondo militare e dunque lontano dai propri obiettivi e ideali,  il non considerare adeguatamente il livello di rischio.

La sicurezza viene dunque da molti considerata come un qualcosa fine a se stesso, o peggio ancora, estranea alle logiche dell’aiuto umanitario.

Si trascurano fondamentalmente due aspetti, di cui il primo è che le organizzazioni hanno un dovere morale nei confronti dei loro dipendenti: il porre in essere tutte le misure necessarie, sia di prevenzione che di protezione, per mitigare i rischi non solo esistenti ma anche potenziali.

Il secondo, è che le conseguenze di un incidente non riguardano quasi mai solo l’operatore umanitario coinvolto, si pensi, ad esempio, ad un grave problema di Security come un’aggressione, minacce, o peggio ancora un sequestro; al di là della tragedia personale del diretto interessato, ciò tradisce una probabile prima conseguenza: la riduzione della capacità operativa dell’organizzazione che potrebbe anche interrompere il programma, con immaginabili conseguenze per i destinatari del programma stesso.

Se dunque da parte delle organizzazioni vi è un dovere morale, etico e legale di proteggere e salvaguardare per quanto possibile la salute del proprio personale, da parte di questi ultimi è necessaria un’assunzione di responsabilità non solamente frutto del pensare alle conseguenze per se stessi; il rispetto delle norme e delle procedure, l’uso del buon senso, lavorare per migliorare il livello di sicurezza, fare formazione ed acquisire informazioni, non deve esser visto come un di più facoltativo e necessario solo ipoteticamente.

Può chiarire meglio un assunto valido sia per la Safety che per la Security, cioè che gli sforzi maggiori devono essere dedicati alla prevenzione. 

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