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Italia, Europa E Difesa

Il tema della creazione di una politica di sicurezza e difesa dell’Unione Europea è sempre stato al centro di numerosi dibattiti, sin dagli albori del processo di Integrazione Europea.

Ciò nonostante, tali politiche sono state costantemente poste ai margini di questo processo, trasformando l’Europa in un attore molto forte in materia di Soft power ma estremamente carente in campo di Hard power (in italiano, potere coercitivo).
Questa marginalità è da ricercare nella mancanza di volontà da parte di alcuni governi nazionali di cedere parte della propria sovranità in materia di difesa, alla forte presenza della NATO e degli Stati Uniti in Europa e ai continui freni imposti dalla Gran Bretagna.

Negli ultimi anni, l’Europa è stata teatro di diversi tumulti, conflitti e cambiamenti geopolitici che hanno riportato al centro dell’agenda dell’Unione la necessità della creazione di una politica di sicurezza e difesa comune. Di recente, l’Unione Europea non è stata in grado di gestire diverse situazioni di crisi, dal problema del massiccio flusso migratorio a quello del terrorismo.

L’imminente uscita della Gran Bretagna dall’Unione e il passo indietro degli Stati Uniti guidati da Donald Trump all’interno della NATO, hanno riacceso la volontà dei principali governi europei di trasformare l’Europa in una potenza mondiale, agevolando una maggiore cooperazione in materia di sicurezza e difesa.

Queste turbolenze hanno spinto l’Unione, nel 2017, alla creazione della PESCO, l’ultima ma fondamentale novità in materia di sicurezza e difesa.
La PESCO (dall’inglese Permanent Structured Cooperation), già prevista dal Trattato di Lisbona del 2009, nasce con l’obiettivo di integrare strutturalmente le forze armate dei singoli Stati membri aderenti all’iniziativa, con lo scopo di ridurre le duplicazioni nel quadro del surplus degli assetti militari, evitare gli sprechi e favorire un migliore stanziamento delle risorse disponibili.

Ad oggi, la maggior parte degli Stati membri ha già aderito all’iniziativa, ad eccezione della Danimarca, della Gran Bretagna e di Malta.

Nonostante l’iniziativa sia stata presentata nel 2017, un primo gruppo di 17 progetti viene lanciato a marzo del 2018, prontamente seguito da un secondo pacchetto di altrettanti progetti introdotto a novembre dello stesso anno. Inoltre, lo scorso 12 novembre, viene approvato dal Consiglio un ulteriore pacchetto di 13 progetti in ambito PESCO che, sommato ai 34 progetti già esistenti, porta a 47 il numero totale di programmi di cooperazione militare su cui lavorare. Tali progetti, finanziati dall’EDF (Fondo Europeo per la Difesa), fanno riferimento ai seguenti domini operativi, quali: aereo, terrestre, navale, spaziale e cibernetica.

La PESCO e la creazione di una difesa comune europea potrebbero rappresentare per l’Italia una grande opportunità di crescita industriale, economica e politica nel quadro dell’Unione ma solo se il nostro paese sarà in grado di risolvere i problemi interni e di difendere i propri interessi in Europa.
Il nostro paese dovrebbe evitare ulteriori tagli di bilancio che impedirebbero di accedere a co-finanziamenti EDF ed infrangerebbero gli impegni sottoscritti dall’Italia nell’ambito della PESCO e della NATO.

In secondo luogo, dovrà fare in modo che le verifiche dei saldi sulla difesa avvengano in linea con il DPP, Documento Programmatico Pluriennale, che pianifica le spese militari nell’arco di un triennio, e non in maniera estemporanea, assicurando così la stabilità delle risorse economiche nel tempo.
In aggiunta, è di fondamentale importanza che avvenga una riforma nel bilancio della difesa, in modo da equilibrare i costi per gli stipendi del personale militare e civile del Ministero della Difesa al quale viene destinato il 70% delle risorse, con quello degli equipaggiamenti e della capacità operativa delle forze.

In ultimo, oltre all’attuazione di diverse riforme interne, l’Italia dovrebbe continuare a lavorare nell’ambito della PESCO, trasformandosi, come sta già facendo, in un pilastro della stessa ma mantenendo sempre un certo grado di autonomia sia in termini industriali che politici, in modo da non soccombere sotto il peso dell’ingerenza francese.

Author

  • Federica Paolucci

    Federica Paolucci classe 1996, nel 2018 ha conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica e Culturale presso la LUMSA di Roma. Nello stesso anno si è trasferita a Lisbona, dove si è iscritta alla magistrale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali: Sicurezza e Difesa, presso l’Università Cattolica Portoghese. Dal 2019 è membro dell’EuroDefense-Portugal dove si occupa di ricerca ed analisi delle politiche europee in materia di sicurezza e difesa e di geopolitica. Parla correntemente portoghese, inglese e spagnolo.

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