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Conosciuta come teatro di incontri, scontri e non poco influente sulle dinamiche geopolitiche globali, il Mediterraneo rappresenta il 7% della popolazione globale (500 milioni di persone) e produce il 10% del PIL mondiale. È un’area in piena evoluzione e crocevia fondamentale per gli equilibri globali su diversi fronti e contesti. Dal Medio Oriente all’Africa, da implicazioni strutturali come la mancanza di accesso a beni alimentari e di servizi igienici, ad altre più politiche come micro-conflitti con conseguenze globali. Un’area che è segnata da povertà e disuguaglianza socioeconomica ma in netto contrasto con la florida presenza di risorse energetiche da cui tutto il mondo attinge e di cui pochissime fasce della popolazione possono fruire.

Sull’altra sponda del mare, l’Italia. Ponte naturale fra queste terre e l’Europa, la posizione strategica che il nostro Paese detiene si delinea su molteplici fronti ed è essenziale elencare alcune ragioni utili al presente documento: storici promotori di progetti di sviluppo e di dialogo a livello internazionale, interventi di stabilizzazione nell’area mediterranea e non solo, ambizioni strategiche storicamente di ampie vedute. Lo dimostrano i rapporti economici e politici instaurati, ad esempio, da Giorgio La Pira[1]. Ancor meglio ha fatto Enrico Mattei[2] che seppur in ottica industriale ha promosso una dimensione inclusiva con progetti di local development in tutti quei Paesi che dimostravano apertura verso il modello Eni in espansione

[1] Quando nel 1953 l’allora più grande fabbrica d’armi, la Pignone di Snia Viscosa, aveva annunciato il licenziamento dei suoi 1.700 dipendenti, il sindaco di Firenze Giorgio La Pira si schierò con gli operai per salvare la fabbrica e riuscì infine a convincere l’allora presidente dell’Eni, Enrico Mattei, a rilevarla. Così, nel 1954, l’azienda cambiò nome – in Nuovo Pignone – e proprietà. La visione di La Pira non includeva solo la difesa del lavoro ma anche una chiara strategia per l’economia della città: utilizzare le turbine prodotte dall’azienda negli impianti di estrazione del petrolio. Questa avrebbe potuto diventare strategica per l’Eni di Mattei, che era in grande espansione: grazie ai convegni del Mediterraneo, La Pira riuscì a gettare tra l’Italia ed i paesi decolonizzati dell’Africa e dell’Asia un ponte di dialogo e di solidarietà, utilizzato dall’abilità di Mattei e l’allora Ministero dell’Interno Amintore Fanfani anche a fini economici, riuscendo a stipulare importanti accordi per lo sfruttamento delle risorse energetiche di quei continenti.

[2] https://www.eni.com/it-IT/chi-siamo/enrico-mattei.html

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