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La firma dei cosiddetti “Abraham Accords” tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrain a settembre 2020 sancisce la normalizzazione dei rapporti diplomatici e consolari tra lo Stato ebraico e le due monarchie del Golfo Arabo, segnalando un cambio di rotta di portata storica nelle priorità geopolitiche degli Stati del Golfo e del Levante.

Oltre ad evidenziare il divenire di un equilibrio regionale che si chiude a cerchio su Israele in logica prevalentemente anti-Iran, gli accordi sponsorizzati dall’uscente presidenza Trump concretizza gli sforzi decennali di inclusione dello Stato d’Israele nello schema regionale del Medio Oriente. Tuttavia, tali accordi segnano anche la possibile perdita di rilevanza strategica di uno dei tradizionali attori cardine della regione levantina, il Regno Hashemita di Giordania.

La Giordania, infatti, è tradizionalmente attenta a calibrare i propri interessi nazionali con il benestare dei principali partner regionali ed internazionali, con lo scopo di sopperire ad una cronica scarsità di risorse naturali e finanziarie. Gli Emirati Arabi Uniti costituisco uno di tali partner fondamentali.

La firma da parte di quest’ultimi di un accordo di normalizzazione con lo Stato d’Israele minaccia lo status regionale di Amman e ne denigra la centralità nei calcoli di stabilizzazione del Levante. Fino ad ora, infatti, solo Amman traeva i benefici della pace con Tel Aviv, i quali si traducono principalmente nel supporto politico ed economico da parte di Washington.

Ora che la normalizzazione sembra espandersi non solo nel Levante, ma anche nel resto del mondo arabo, il regno hashemita rischia di perdere il prestigio di attore fondamentale per la risoluzione dei conflitti in Medio Oriente.

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