skip to Main Content

Il recente ‘caso Eddie’ ha visto una giovane attivista piemontese, assieme ad altri due militanti reduci dalla guerra in Siria, al centro di un’inchiesta della Procura di Torino: a marzo di quest’anno è stata disposta la richiesta di sorveglianza speciale per Edgarda Marcucci, a seguito della sua adesione, nel 2017, alle milizie filo-curde del cosiddetto Rojava (regione compresa in buona parte all’interno del governatorato di Al Hasakah, nel nord-est siriano).

Nelle relazioni dei Servizi la questione del Rojava ha fatto una prima apparizione all’interno della relazione annuale del 2016, per poi figurare come target di un crescente fabbisogno informativo nei successivi report.

Il coinvolgimento di cittadini italiani nel conflitto siriano, evidentemente, costituisce non soltanto un aspetto imprescindibile nell’analisi delle conseguenze geopolitiche dello scacchiere mediorientale per il nostro Paese, ma anche per un esame delle implicazioni securitarie interne allo Stato italiano.

In particolare, la militanza filo-curda rappresenta un utile ‘cartina tornasole’ per circoscrivere le peculiarità ideologiche, e le conseguenze giuridiche, di questa specifica forma di attivismo nel contesto italiano, distinta da altri fenomeni di foreign fighting che hanno ricevuto maggiore attenzione mediatica e giudiziaria (come, ad es., il radicalismo jihadista).

Operativamente, il fenomeno si inquadra all’interno del ciclo di reclutamento dei combattenti stranieri, con le tradizionali attività di virtual e human intelligence; da un punto di vista politico-ideologico, tuttavia, si inscrive all’interno di un’aperta campagna di mobilitazione dell’area anarco-antagonista, e anzi ne rappresenta, per certi aspetti, il suo maggior ‘successo’ propagandistico ‘internazionale’ degli ultimi anni.

Nel presente report si intende fornire dapprima alcune coordinate storiche di riferimento per inquadrare questo recente fenomeno di sostegno occidentale alla militanza filo-curda (2014-2020); quindi  esaminare il contesto ideologico del networking filo-curdo italiano, tra cyberattivismo e reclutamento attivo di foreign fightersa sostegno delle milizie curde in Siria; infine, presentare l’eccentricità di questo fenomeno da un punto di vista normativo (e securitario).

Back To Top