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La seconda metà del 2020 si è caratterizzata della situazione più tesa tra Armenia e Azerbaigian per il Nagorno-Karabakh sin dalla guerra del 1988-1994 ed è stata accompagnata da molteplici violazioni del cessate il fuoco e una continua interruzione degli sforzi diplomatici. A partire da luglio le schermaglie tra le forze armene e azere lungo la linea di contatto si sono fatte via via più frequenti e sono state accompagnate da una crescente retorica militaristica e dall’impennata delle importazioni di armi dai loro più stretti alleati strategici nella regione del Caucaso meridionale, ovvero Russia e Turchia. Le crescenti tensioni tra le parti sono culminate il 27 settembre segnando una nuova escalation che si è trasformata nei peggiori combattimenti che la zona abbia mai visto dai tempi della feroce guerra degli anni Novanta.

La recente escalation ha messo ancora una volta in discussione il ruolo della Russia come “mediatore neutrale” tra le parti in conflitto: essendo la Russia uno dei principali esportatori di armi per l’Armenia e l’Azerbaigian, ha cercato di usare la dipendenza di entrambi gli Stati dai sui armamenti militari per rafforzare le sue posizioni strategiche nella regione.

Allo stesso tempo, la recente insorgenza e l’esito dell’ultimo conflitto hanno evidenziato il maggiore coinvolgimento della Turchia nella disputa tra Armenia e Azerbaigian e l’intenso sostegno militare al secondo. L’aumento progressivo delle esportazioni di armi e delle tecnologie militari all’ Azerbaigian hanno avuto un ruolo definitivo nello sviluppo del conflitto e hanno portato cambiamenti importanti nella regione a livello geopolitico.

Così gli scontri tra Armenia e Azerbaigian sul Nagorno-Karabakh sono stati accompagnati da una maggiore partecipazione di terze parti che sostengono partiti contrapposti, ovvero la Russia e la Turchia. Il loro supporto militare e la vendita di armi hanno incoraggiato la crescente militarizzazione della regione trasformandola in un hotspot della crescente rivalità tra due grandi potenze.

La seguente analisi ha lo scopo di identificare il ruolo della Russia e della Turchia nell’escalation del conflitto sul Nagorno-Karabakh e nello specifico individuare le implicazioni che hanno avuto le loro vendite di armi alle due parti in conflitto. Inoltre, la ricerca approfondirà l’argomento degli interessi divergenti strategici della Turchia e della Russia nella regione del Caucaso meridionale e l’impatto dei recenti sviluppi circa le capacità militari dell’Armenia e dell’Azerbaigian.

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