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A partire dalla l. 124/2007, il ruolo dell’intelligence italiana a protezione degli interessi economici nazionali continua a crescere, secondo linee d’intervento ben definite.

La nuova disciplina dei poteri speciali (d.l. 23/2020) conferma questa tendenza; il triplice ruolo dei Servizi ai fini dell’esercizio del Golden power (concorso informativo, partecipazione diretta nelle sedi istituzionali e contributo al quadro normativo) risulterà ancora più determinante.

La vicenda di MolMed, eccellenza italiana nel settore delle biotecnologie, è utile per illustrare l’evoluzione del concetto di “sicurezza economica” ed è uno dei casi più recenti di applicazione dei poteri speciali. Il Governo ha imposto quattro prescrizioni (riguardo a trasferimenti di proprietà intellettuale, attività di Ricerca e Sviluppo, livelli occupazionali e collaborazione con istituzioni italiane ed europee) che AGC Inc., l’acquirente giapponese, si è impegnata a rispettare.

Allo stesso tempo, un ricorso troppo frequente al Golden power sarebbe un ulteriore sintomo della debolezza del sistema-Paese.

Se tutte le parti coinvolte fossero meno vulnerabili agli scenari economici avversi e più consapevolmente radicate in un “sistema”, non si renderebbe necessario, se non in casi eccezionali, l’intervento difensivo del Governo. La sicurezza economica deve essere un elemento costitutivo del sistema-Paese, non un obbiettivo d’intelligence.

E la postura dell’Italia non può essere soltanto difensiva, ma deve recuperare un’attitudine pro-attiva, tesa a promuovere, nel contesto di competizione globale, gli interessi di un modello economico più strategico.

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