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Il Balochistan è dimora di svariati gruppi militanti, alcuni di natura nazionalista-insurrezionalista, altri motivati da un’ideologia politico-religiosa e/o settaria, a volte in combinazione tra le due, e che perseguono fini secessionisti, indipendentisti o semplicemente volti a esasperare la violenza tra comunità locali.

Questa regione è anche ricca di giacimenti minerari, e questo fa sì che il conflitto venga accentuato anche da cause economiche, in una delle regioni più povere del Pakistan, acuito anche dallo sviluppo del progetto CPEC del porto di Gwadar, legato agli interessi cinesi.

Nel corso del tempo, il conflitto si è evoluto includendo anche gruppi che operano al di là del confine pakistano, come il Jundullah iraniano e il suo gruppo secessionista, Jaish-ul-Adl, ma anche il Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), che ha trovato modo di espandere le proprie operazioni alla regione. Inoltre, il Balochistan è anche teatro d’azione per diversi gruppi settari che dal Punjab si sono spostati in Balochistan per trovare rifugio, come Lashkar-e-Jhangvi (LeJ, e il suo ramo internazionale Lashkar-e-Jhangvi al-Alami, LeJ-A) e la Provincia dello Stato Islamico nel Khurasan e Pakistan (ISKP e ISPP).

Le dinamiche dell’insurrezione in Balochistan sono influenzate anche dagli attori statali. Questi comprendono non solo il Pakistan e l’Iran, i cui territori fungono da base operativa e luogo degli attacchi dei gruppi balochi, ma anche l’Afghanistan, attraverso il cui confine con il Pakistan diversi militanti si spostano da e per il Balochistan per trovare rifugio o condurre attacchi; l’India, percepita dal Pakistan come Stato sponsorizzatore dei movimenti nazionalisti balochi; e Arabia Saudita e Paesi del Golfo, i quali vengono accusati dall’Iran di finanziare i gruppi estremisti sunniti.

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