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Come importante produttore di petrolio, gas naturale fosfati e zolfo, con le più importanti risorse idriche della regione grazie al Tigri e dall’Eufrate, assieme a una popolazione particolarmente giovane (con un’età media intorno ai ventuno anni), l’Iraq possiede un ruolo cruciale per gli equilibri del Vicino Oriente per la sua posizione geografica, per le sue risorse naturali, per la sua storia e per la sua popolazione, estremamente diversificata in termini etnici e religiosi.

Sotto il profilo istituzionale l’Iraq è una repubblica federale, basata sulla costituzione promulgata nel 2006, che risente della estrema polarizzazione e instabilità politica e confessionale.

Il regime di Saddam Hussein, seppur formalmente secolare come professato dalla ideologia baathista, per rafforzare la sua presa sulla popolazione dopo la sconfitta nella prima guerra del Golfo ha portato avanti una progressiva islamizzazione della propria legittimità politica: èimportante sottolineare come la classe dirigente di questo periodo della storia irachena è costituita primariamente da esponenti della minoranza sunnita appartenente all’area di Tikrit, legati perciò al luogo di nascita di Saddam Hussein.

La caduta del regime baathista a seguito dell’intervento statunitense nel 2003 ha comportato un ribaltamento degli equilibri di forza: la minoranza curda, che era stata duramente repressa, ottenne ampia autonomia e la maggioranza sciita riuscì ad affermarsi sulla minoranza sunnita, estromettendola totalmente nel processo di de-baathizzazione.

Ciò ha comportato la formazione di un ampio bacino di supporto nella comunità sunnita per i gruppi jihadisti. Ulteriore fonte di destabilizzazione è la debolezza dello stato centrale e la conseguente proliferazione di milizie su base etnico-religiosa.
Tutti questi fattori sono riusciti a rendere possibile l’affermazione territoriale dell’Islamic State (IS) sui governatorati di Ninive, Salah ad-Din e al-Anbar, e spiegano la sua persistenza nelle aree a maggioranza sunnita anche dopo la sua sconfitta.

Le interferenze esterne dei paesi confinanti giocano un ruolo fondamentale nel contribuire alla debolezza del sistema politico e istituzionale iracheno. Da un lato vi è l’Iran e l’Hezbollah libanese che esercitano un peso rilevante tra le varie fazioni sciite del paese, dall’altro le monarchie del Golfo e la Turchia che influenzano le fazioni politiche sunnite.

L’attuale arco politico iracheno è quindi attraversato da una forte polarizzazione politica su base confessionale: i partiti politici infatti sono partiti confessionali, sostenitori di forme più o meno radicali dell’islamismo, un aspetto della politica irachena che impedisce la costituzione di un vero sentimento nazionale iracheno, che viene messo in secondo piano rispetto alla appartenenza confessionale o etnica.

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