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Secondo Yergin “è possibile definire la sicurezza energetica come la disponibilità di approvvigionamenti sufficienti a prezzi ragionevoli”.

Tale definizione sottolinea due elementi fondamentali, in particolare per un mercato energeticamente dipendente quale quello europeo:

  • Affidabilità: le materie prime energetiche devono poter essere estratte e trasportate ai mercati finali senza interruzioni;
  • Accessibilità: garantire che i prezzi delle materie prime non varino in maniera imprevedibile ed eccessiva.

Per far fronte a questi due obiettivi, l’UE ha due strategie principali: de-carbonizzazione e diversificazione.
Seppur non esista ancora un mercato globale del gas- i prezzi di quest’ultimo sono storicamente legati a quelli del petrolio, viene venduto su una circoscritta base regionale e, soprattutto, gli accordi commerciali che lo riguardano si fondano su contratti bilaterali a lungo termine, esso gioca un ruolo chiave per la realizzazione di questi due obiettivi.

Per quanto riguarda il primo, il gas naturale rappresenta il principale alleato delle fonti rinnovabili nella sostituzione dei combustibili fossili maggiormente inquinanti, in quanto è il combustibile fossile pulito per eccellenza, emettendo il 50% di CO2 in meno rispetto al carbone per la generazione elettrica.

Per quanto riguarda la diversificazione, essa può verificarsi su più livelli, tra cui quella dei metodi di approvvigionamento della stessa materia prima e, in questo senso, il gas naturale può essere importato sia via gasdotto sia via mare, facendo ricorso alle metaniere che trasportano LNG. Ciò ha fatto sì che- sia per la sua rilevanza in una transizione energetica low carbon, sia per la sua crescente competitività economica grazie soprattutto alla maggior flessibilità del gas naturale liquefatto- tra tutti i combustibili fossili è il gas naturale ad essere protagonista della più significativa crescita a livello globale: dal 1990, la domanda di gas è raddoppiata, raggiungendo 3.849 bcm nel 2018, con un tasso di crescita annuo pari al 2.5% rispetto all’ 1.3% del petrolio.

Inoltre- come sottolineato da uno dei vertici della British Petroleum- la domanda di gas naturale dovrebbe soppiantare quella di petrolio intorno al 2040, supportata politicamente dagli accordi internazionali volti a ridurre le emissioni di CO2 e incentivata da una costante crescita del LNG, che a sua volta attrarrà maggiori investimenti.

 

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