skip to Main Content

Situato tra la Penisola Arabica ed il Corno d’Africa, lo Stretto di Bab el-Mandeb ( ﺑﺎﺏ ﺍﻟﻤﻨﺪﺏ‎, Gate of Tears) è un angusto braccio di mare ampio 18 miglia (circa 29 km) nel suo punto più stretto e diviso in due canali dall’isola yemenita di Perim – quello occidentale di 16 miglia e quello orientale di 2 miglia –.

Nonostante la sua grandezza non rilevante, questo stretto marittimo (choke-point) è uno snodo chiave per i flussi commerciali e la sicurezza energetica globale perché collega il Golfo di Aden e quindi l’Oceano Indiano al Mar Rosso. Da qui, risalendo il Canale di Suez si arriva al Mar Mediterraneo e poi ai porti europei.

Questo quadrante è oggi tra i punti più caldi del Medio Oriente principalmente per due ragioni: primo, è al centro di una crescente competizione geo-strategica.

La Turchia e gli Stati arabi del Golfo, così come l’Italia e gli Stati Uniti, stanno infatti espandendo le loro attività commerciali e militari nella regione. Secondo, lo stretto di Bab el-Mandeb e le instabili aree confinanti ospitano nuove dinamiche di insicurezza.

Di fatti, come ricordato dalla traduzione dalla lingua araba, la “porta delle lacrime” (ma anche “porta del lamento”) è un luogo circondato da un miasma di conflitti, stati fragili, da una rinascente pirateria e dalla crescita dei nazionalismi tra le monarchie del Golfo.

In tale contesto, i principali rischi alla sicurezza marittima provengono dallo Yemen, a nord dello Stretto, e dal Corno d’Africa, a sud del Golfo di Aden, utilizzato nei recenti anni come piattaforma di lancio per operazioni contro il terrorismo (la maggior parte dirette in Yemen) o il traffico di esseri umani. Dunque, se da un lato questi sviluppi commerciali ed economici hanno implicazioni potenzialmente significative per la sicurezza internazionale, dall’altro, lo stesso stretto è situato in una regione altamente esplosiva.

Da secoli Bab el-Mandeb è una rotta essenziale per il commercio globale. In passato, le merci provenienti dall’est giungevano in Egitto attraverso il Mar Rosso per poi essere caricate su carovane prima di salpare nel Mar Mediterraneo alla volta dell’Europa. L’apertura del Canale di Suez nel 1869 facilitò il trasporto dei beni commerciali ma soprattutto incrementò notevolmente l’importanza strategica del Mar Rosso e dello stesso Stretto. Nonostante lo Yemen non figuri tra i maggiori paesi produttori di petrolio, le sue coste sono diventate una via di transito essenziale per le risorse della regione.

La maggior parte del gas naturale liquefatto (GNL), del greggio e del petrolio del Golfo Persico e della Penisola Arabica transita per lo Stretto per raggiungere l’Europa e il Nord America attraverso il Canale di Suez o la Suez-Mediterranean (SUMED) pipeline. Nel 2018, circa 1.3 miliardi di piedi cubici di GNL e 6.2 milioni di barili al giorno di greggio e di petrolio raffinato hanno attraversato lo Stretto di questi 2.6 milioni di barili erano diretti a sud verso i mercati asiatici, come Singapore, Cina ed India, e 3.6 a nord verso l’Europa. Il passaggio di Bab el-Mandeb è dunque tra i più decisivi per la sicurezza energetica, quantomeno europea.

A livello globale, la sua collocazione geografica lo rende il quarto check-point (e terzo nel Medio Oriente) per importanza dopo lo Stretto di Hormuz (che connette il Golfo Persico alle acque del Mar Arabico e da cui transita circa il 30% del commercio mondiale di petrolio), lo Stretto di Malacca (principale rotta di navigazione per i flussi commerciali ed energetici tra l’Asia orientale e l’Europa) e il Canale di Suez.

Back To Top