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Le notizie diffuse sin da luglio 2020 su una possibile cessione del Gruppo Iveco ad acquirenti esteri hanno sollevato la questione del potenziale impatto dell’operazione sugli interessi dello Stato italiano, per quanto riguarda sia la dimensione militare sia quella economico-sociale.

Iveco, Gruppo specializzato nella produzione di veicoli commerciali, speciali e militari con sede legale a Torino, ha circa 24.000 dipendenti nel mondo e un fatturato superiore ai 10 miliardi di dollari; inoltre, in Italia possiede 9 stabilimenti in cui sono impiegati oltre 10.000 lavoratori ed è attivo nello sviluppo di tecnologie strategiche per la biomobilità. 

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters (6 gennaio 2021), CNH Industrial, che controlla il 100% del Gruppo Iveco ed è a sua volta controllata dalla Exor N.V (holding della famiglia Agnelli), è in trattativa per la vendita di Iveco e di una quota di minoranza di FPT (divisione motori di CNH) alla FAW Group Corporation (FAW). Quest’ultima è un produttore automobilistico con sede a Changchun (Cina), la cui proprietà è riferibile alla Commissione per la Supervisione e l’Amministrazione dei Beni dello Stato cinese, un comitato speciale del Consiglio di Stato (l’organo esecutivo più alto della Repubblica popolare, composto dal primo ministro, alcuni vicepremier, consiglieri di Stato e membri del Governo). 

Una potenziale criticità della cessione è relativa alla sicurezza militare, in quanto del Gruppo Iveco fa parte la società IVECO Defence Vehicles (IVECO DV), produttrice e fornitrice di veicoli militari per l’Esercito Italiano. Ulteriori rischi possono riguardare le ricadute occupazionali per i lavoratori di Iveco in Italia e il potenziale controllo delle tecnologie del Gruppo direttamente da parte dello Stato cinese.

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