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Tripoli, capitale della Libia, si combatte una guerra che dura ormai da oltre dodici mesi.

Dopo un anno la guerra che ha imperversato nei pressi di Tripoli, tra Al Serraj e Khalifa Haftar, ha finalmente raggiunto un tasso di intensità tale per cui una delle due parti è stata capace di prendere l’iniziativa tattica tornando ad una guerra di movimento e non solo di posizione.

Senza un supporto militare esterno, nessuno dei due schieramenti, avrebbe avuto la possibilità militare di contrastare l’altro soffocando la capacità di reazione in risposta ad un attacco subito.
Nelle pagine di questo paper sarà fatto il punto della situazione sotto il profilo militare e politico, dalle alleanze strette negli ultimi sei mesi che hanno influenzato l’andamento delle operazioni militari fino alla possibile capitolazione di Haftar e della sua operazione Taufan al Karama per riprendersi Tripoli.

Le milizie del Governo di accordo nazionale, guidato dal premier Fayez al Serraj, riconosciuto dall’Onu e militarmente sostenuto in prima linea dalla Turchia, hanno lanciato una vasta operazione militare per respingere gli uomini di Haftar che assediavano la capitale.

In meno di una settimana, Serraj – da sempre dato per sfavorito sul campo militare – ha ripreso il controllo di sei località, tra cui Sabrata e altre importanti centri sulla costa a est, tra cui Surman e Al Ajaylat, cacciando di fatto i combattenti della Cirenaica dal fronte orientale.

Ora la battaglia si è spostata a sud e quella decisiva si sta combattendo a Tarhuna, a 80 chilometri a sud-est di Tripoli, ritenuta base di lancio degli attacchi contro la capitale nonché principale accampamento degli uomini di Haftar e punto vitale per la fornitura di armi e mezzi, che arrivano dalla Libia centrale.

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