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La crittografia è un’arte antica quasi quanto le stesse società organizzate: fra i molti, già Svetonio racconta di come Giulio Cesare impiegasse personalissimi sistemi di cifratura per garantire la sicurezza delle proprie comunicazioni militari.
Il Cifrario di Cesare, per l’appunto, è uno dei cifrari più noti della storia e si configura come un cifrario a sostituzione monoalfabetica, in cui ogni lettera del testo in chiaro è sostituita nel testo cifrato dalla lettera che si trova dopo un certo numero di posizioni nell’alfabeto.
Dalla “scitala” spartana all’atbash ebraico, nel corso dei secoli sono stati numerosi i tentativi di costituzione del crittogramma perfetto, di quel sistema cioè che permettesse la realizzazione di un messaggio offuscato in modo tale da diventare incomprensibile e invalicabile ai curiosi.
Già in epoca rinascimentale apparvero i primi (corposi) nomenclatori di codici, impiegati soprattutto per la corrispondenza di tipo diplomatico o militare; per proprio conto, nel 1467, l’italiano Leon Battista Alberti inventò il disco cifrante, il primo sistema di cifratura polialfabetica: costituito da due corone rotanti concentriche, ognuna con il proprio alfabeto, il disco cifrante era capace persino di sopracifrare ben 336 frasi, per meglio garantire il segreto delle comunicazioni.

Nel XVI secolo, invece, fu Blaise de Vigenère a ideare il cifrario che porta il suo nome: esso, talvolta impiegato tutt’oggi e fino a pochi anni fa ritenuto inattaccabile, consiste in un’acuta generalizzazione del Cifrario di Cesare dove la lettera da cifrare viene spostata di un numero di posizioni variabili ma costanti, sulla base di una parola chiave predeterminata fra mittente e destinatario.
Il metodo polialfabetico di de Vigen
ère ebbe notevole successo grazie alla propria semplicità e sicurezza: solo nel 1863 esso fu per la prima volta forzato, grazie al contributo del colonnello prussiano Friedrich Kasiski il quale ne pubblicò un primo metodo di decrittazione.
In realt
à, già nel 1854 Charles Babbage riuscì a decrittare il metodo de Vigenère, ma i suoi studi non furono mai resi pubblici.
Nello stesso anno, Sir Charles Wheatstone ide
ò il Cifrario Playfair, impiegato dalle forze militari britanniche nella Seconda Guerra Boera e nella Prima guerra mondiale, mentre Australia e Germania lo usarono a più riprese durante la Seconda guerra mondiale.
Basato su di una matrice 5×5, il Cifrario Playfair ricorda in parte la Scacchiera di Polibio e basa la propria robustezza sulla divisione del messaggio cifrato in digrafi, le cui lettere vanno a identificare un rettangolo che ha per vertici opposti proprio le due lettere.
Lo sviluppo di nuove tecnologie comunicative, come il telegrafo e la radio, port
ò a un rapido incremento nello sviluppo di nuove tecniche di crittografia: la radio, in particolar modo, aveva moltiplicato in maniera esponenziale il quantitativo di comunicazioni giornaliere fra operatori e la riservatezza delle stesse, specie in ambito militare e diplomatico, e aveva (come ancora oggi accade) la massima priorità.     


Nel frattempo, complice la scienza informatica, la crittografia iniziò a essere impiegata anche in ambito commerciale, a tutela di carte di credito, bancomat e transazioni elettroniche.
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