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Le capacità e le potenzialità del comparto militare russo devono essere intese non come un fenomeno statico, quanto come in continuo sviluppo. Si consideri, infatti, che i temi della riorganizzazione e del riarmo delle Forze Armate russe tornano prepotentemente sulla scena con il New Look Program dei ministri della Difesa Sergei Ivanov e poi Anatoly Serdyukov, a seguito dell’invasione russa della Georgia (2008).

Il fil rouge di questi processi è il passaggio dal modello sovietico della mobilitazione di massa a una forza moderna e incentrata su un’elevata prontezza operativa, che sembra quindi voler privilegiare la qualità degli armamenti e delle procedure sulla quantità.

Perciò, con il termine “modernizzazione” non si intende esclusivamente l’introduzione di nuovi sistemi d’arma: si tratta di una pervasiva trasformazione che spazia dall’aggiornamento di equipaggiamenti esistenti al perfezionamento del comando e controllo, dalla riforma della struttura delle forze armate all’ottimizzazione della logistica, dalla ricerca e sviluppo di armamenti futuri alla professionalizzazione delle forze armate.

L’orizzonte temporale individuato per questa trasformazione, che doveva andare di pari passo con altri sviluppi strategici definiti in documenti come la Strategia di Sicurezza Nazionale o la Dottrina Marittima, è stato inizialmente il 2020: dunque, che volto hanno oggi le Forze Armate della Federazione Russa?

Per elaborare una risposta convincente potremmo cominciare con il prendere in considerazione il GVP (Gosudarstvennaia Programma Vooruzheniia), ossia il programma decennale di armamento statale che esprime le priorità di modernizzazione e di procurement, stabilendo l’allocazione delle risorse.

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