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Nel settembre 2020 il conflitto nel Nagorno-Karabakh, che sembrava vivere una momentanea fase di quiete, si è riacuito, destando l’interesse delle testate giornalistiche e degli analisti di tutto il mondo. Non si tratta però di un evento nuovo né imprevisto: i conflitti del Caucaso, e la conseguente incertezza per la sicurezza della regione che ne deriva, hanno radici antiche e motivazioni mai affrontate. A questo si aggiungono, in tempi più moderni, le ingerenze esterne dei due più grandi ‘vicini’ della regione: la Federazione Russa e la Repubblica di Turchia.

Il Caucaso è la porzione di territorio sottesa tra il Mar Nero e il Mar Caspio, limitata a Ovest dalla Turchia, a Sud dall’Iran e al Nord e ad Est dalla Federazione Russa. La regione del Caucaso può essere a sua volta suddivisa in Caucaso del Nord, che comprende la Repubblica autonoma di Cabardino-Balcaria, l’Ossezia Settentrionale, la Cecenia, l’Inguscezia, il Dagestan e due Province autonome – Adigezia e Karačajevo-Čerkessia – sotto il controllo politico-amministrativo della Russia, e il Caucaso Meridionale che, alla dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, si è costituito in stati indipendenti. Proprio il Caucaso meridionale, composto da Armenia, Georgia – con la sua Provincia autonoma dell’Ossezia meridionale e le Repubbliche autonome Abkhazia e Adžaristan, formalmente parte del suo territorio – e Azerbaijan, su cui sono presenti le Repubbliche autonome del Nagorno-Karabakh e del Nahičevan, costituisce il confine culturale tra Russia e Turchia e un fulcro di potere geopolitico ed economico per chiunque riesca ad assicurarselo.

La grande frammentazione etnica non ha fatto altro che acuire le tensioni e le aspirazioni indipendentistiche regionali iniziate con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, generando insicurezza e instabilità. Alcuni gruppi etnici, infatti, percepiscono una maggiore vicinanza culturale alla Turchia e per questo fanno affidamento sulla possibilità di un intervento militare turco in sostegno delle loro rivendicazioni secessioniste che mirano al ricongiungimento ad altri stati limitrofi o all’indipendenza,  mentre altri si percepiscono più vicini al popolo russo e hanno stretto con la Federazione Russa accordi di assistenza proprio nel caso di attacchi da parte di altri gruppi etnici che minaccino la sicurezza o la loro stessa esistenza.

In questo clima di incertezza, Russia e Turchia hanno visto un’opportunità per allargare la loro sfera di influenza in questo vicinato condiviso che entrambe ritengono appartenergli di diritto: la Turchia come naturale discendente dell’ Impero Ottomano e la Russia quale erede dell’Unione Sovietica.

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