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Dopo il mancato appuntamento elettorale del 24 dicembre 2021, in Libia, il solco della divisione interna sembra intensificarsi.

La presenza di due esecutivi paralleli, il Governo di Unità Nazionale (GNU) di Tripoli, guidato da Adbulhamid Dbeibah, nato in seno al Forum internazionale di Ginevra sponsorizzato dall’ONU, e il Governo Nazionale di Stabilità (GNS) di Fathi Bashagha, designato dalla Camera dei Rappresentanti (HoR) di Tobruk, sembra, nel breve termine, allontanare la prospettiva di un ritorno al processo democratico.

Tra i tentativi di risoluzione della crisi è da segnalare l’iniziativa promossa da Stephanie Williams, Consigliere Speciale del Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres.

La proposta mira alla creazione di un Comitato Congiunto (6+6), composto dai rappresentanti dell’Alto Consiglio di Stato (HCS) e della Camera dei Rappresentanti, con lo scopo di raggiungere un accordo condiviso su una base costituzionale in grado di portare il paese alle elezioni entro il minor tempo possibile.

La United Nation Support Mission in Libya (UNSMIL), guidata dalla Williams, ha più volte evidenziato che il problema della legittimità dell’esecutivo, alla base delle retoriche di entrambe le Parti in conflitto, non potrà essere risolta con ulteriori governi ad interim, ma soltanto tramite lo svolgimento di elezioni democratiche, trasparenti ed eque.

La roadmap sostenuta da UNSMIL dovrebbe, se rispettata, garantire l’accesso alle urne entro il prossimo giugno, ma l’aggravarsi della crisi politica sembra complicare la sua realizzazione e, al contempo, approssimare il paese al rischio di un nuovo conflitto armato.

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