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Mentre in Libia il conflitto politico si inasprisce, la guerra russo-ucraina potrebbe condizionare gli equilibri degli schieramenti in campo nello scacchiere libico.
Nell’eventualità che la guerra contro Kiev possa rivelarsi un fallimento per Mosca, è utile ponderare, in base ai dati attualmente disponibili, alcune possibili conseguenze di tale scenario nel paese nordafricano.

Presente in Libia dal 2019, nel contesto della terza guerra civile libica, la Russia ha sostenuto politicamente e – più o meno direttamente – militarmente il fronte del Generale Khalifa Haftar.

La strategia di Mosca, negli ultimi anni, è stata duplice: da una parte appoggiare ufficialmente le iniziative di dialogo intra-libico onusiane, dall’altra fornire mezzi e uomini a sostegno di Tobruk.

Dopo il crollo del regime di Muammar Gheddafi, i legami tra quest’ultimo e Mosca hanno causato un forte indebolimento dell’influenza russa, trasformandone l’approccio: equilibrio tra le parti, per non mettere in pericolo la sua presenza in Libia.

In ottica geostrategica, negli anni successivi alle Primavere Arabe, la Russa ha attuato un ritorno sui mari caldi, attraverso diversi passaggi: la presenza in Siria a sostegno del regime di Bashar al-Assad, con la creazione di basi militari sul Mediterraneo; il rafforzamento dei rapporti con l’Egitto, sfruttando la politica anti-islamista di Abdel Fattah al-Sisi, ancora diffidente nei confronti degli Stati Uniti, anche a causa della disponibilità di questi a sostenere il regime dei Fratelli Musulmani.

Inserendosi in aree critiche e approfittando di vuoti di potere, la Russia, anche in Libia, è poi riuscita ad ottenere un approdo geostrategico.

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