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Quale Futuro Per Gli UAV Nelle Operazioni COIN?

Lo sviluppo tecnologico durante la prima Guerra mondiale ha reso possibile una motorizzazione di massa degli eserciti coinvolti nel conflitto.
Nell’ultimo anno del secondo conflitto mondiale iniziarono ad essere prodotti e impiegati su vasta scala i primi motori ad aviogetto che cambiarono le capacità e il raggio d’azione degli aeromobili.

Per avere un’idea più chiara di questa evoluzione, l’intero armamento che era caricabile sul più grande dei bombardieri impiegati nella seconda Guerra mondiale può essere oggi facilmente trasportabile da un F-15.
L’utilizzo di mezzi aerei a pilotaggio remoto (UAV – Unmanned Aerial Vehicles) in ambito militare non è recente, infatti questa tipologia di mezzi è stata usata come bersagli da addestramento fin dalla prima metà del secolo scorso. Durante la seconda Guerra mondiale i droni erano considerati come “ordigni volanti che possono essere impiegati dietro le linee nemiche”.

L’utilizzo di droni come mezzi di sorveglianza e acquisizione di intelligence inizia durante la Guerra Fredda..
Grazie al continuo sviluppo tecnologico in ambito militare, agli albori degli anni 2000 gli UAV iniziano a venire armati, cambiando radicalmente il loro ruolo da osservazione e raccolta informazioni a sistema d’arma e striker.

Il ruolo degli UAV, in particolare in piccoli conflitti o counter-insurgency (COIN) ha acquisito importanza e fama: grazie alle contromisure tecnologiche di cui sono dotati, questi velivoli non sono facilmente rilevabili, silenziosi, e la loro capacità operativa ha raggiunto livelli equiparabili ai mezzi aerei convenzionali.

Oggi, la tendenza nell’impiego di UAV da parte degli Stati Uniti e delle forze armate di tutto il mondo sta aumentando, specialmente in un contesto di antiterrorismo e counter-insurgency. Questa tipologia di velivolo è stata ampiamente impiegata sia in scenari di conflitto aperto come Libia, Afghanistan, Iraq, Yemen e Somalia, sia in paesi con una maggiore stabilità politica come il Pakistan.

Questa analisi vuole investigare i punti di forza, le debolezze degli UAV, la loro capacità operativa, guardando anche all’impatto politico dell’utilizzo di questi mezzi.
Lo scopo è quello di meglio comprendere se l’airpower convenzionale in un contesto di counter-insurgency verrà superato e soppiantato da questo relativamente nuovo sistema d’arma, analizzando le principali differenze operative e tecniche tra UAV e mezzi aerei convenzionali.
Al fine di sviluppare questa analisi, verranno studiate e analizzate le origini degli UAV, il loro dispiegamento in un contesto COIN, le implicazioni politiche del loro utilizzo e le loro capacità multiruolo in comparazione con i mezzi convenzionali.

Author

  • Simone Rinaldi

    Si laurea in Lettere nel 2016 presso l’Università degli Studi di Catania, partecipando per un semestre al programma Erasmus in Polonia presso la Uniwersytet Mikołaja Kopernika di Torun approfondendo temi legati alla comunicazione e ai diritti umani. Si trasferisce in Inghilterra completando gli studi in Terrorism and Security Studies presso la University of Salford (UK) nel 2018. Nello stesso anno collabora per un breve periodo con la Manchester Metropolitan University come analista di sicurezza. Rientrato in Italia inizia la sua attività come analista e ricercatore freelance collaborando con diversi centri studi, pubblica nel 2018 assieme ad altri ricercatori e docenti universitari il volume edito da Bonanno Narrare le migrazioni. Tra diritto, politica, economia. Si occupa di tematiche relative ad intelligence e sicurezza, al terrorismo, unconventional warfare, counter-insurgency, dottrina aerea, e in generale agli stuti strategici.

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