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Oggigiorno il termine “Sicurezza Nazionale” sta tornando ad esser utilizzato frequentemente dalle alte sfere del potere, anche se per lungo tempo è stato considerato come un tabù.

Le ferite sociali, provocate durante il ventennio fascista, hanno fatto in modo che l’opinione pubblica abbia preso le distanze sulle tematiche che in quel determinato periodo vennero strumentalizzate per alimentare la propaganda fascista, una delle quali era, appunto, il perseguimento dell’interesse nazionale.

L’impronta nazionalista del regime pose in guardia i politici, che vennero successivamente al secondo conflitto mondiale, sull’uso indiscriminato di determinate espressioni, le quali riportavano a delle pratiche che, seppur non esplicitamente citate, venivano nel silenzio ugualmente perseguite: una di queste era proprio la tutela dell’interesse nazionale.

Ci sentiamo in dovere di fare una riflessione: è corretto considerare tassativamente un coltello da cucina come un’arma solo perché un malintenzionato lo ha utilizzato per commettere un reato?
No di certo, secondo Giulio Sapelli, economista, storico e accademico italiano, in quanto il fatto che, in Italia, non si difendesse apertamente l’interesse nazionale “era propaganda di persone di scarsa cultura” .

Possiamo sbilanciarci nel dire che la società italiana oggi è abbastanza maturata per poter affrontare in modo analitico le questioni che rappresentano l’interesse nazionale, scopo, obbietto o vocazione di un “qualsiasi” Paese.

L’interesse nazionale di un qualsiasi Paese è soggetto a variare a seconda di come si muove il mondo attorno ad esso. Il concetto di Sicurezza Nazionale viene descritto, per l’Italia, in maniera completa nel Glossario edito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Si definisce Sicurezza Nazionale quella “condizione in cui ad un paese risultino garantite piene possibilità di sviluppo pacifico attraverso la salvaguardia dell’intangibilità delle sue componenti costitutive, dei suoi valori e della sua capacità di perseguire i propri interessi fondamentali a cospetto di fenomeni, condotte ed eventi lesivi o potenzialmente tali”.

Analizzando questo primo periodo, possiamo evincere che la sicurezza nazionale non riguarda solo l’ambito d’azione del Ministero della Difesa, titolare, insieme al Ministero degli Interni, della sicurezza dei cittadini, ma è un concetto che viene applicato a tutta quella serie di organi e istituzioni capaci di mandare avanti le funzioni fondamentali della Repubblica Italiana.

Queste funzioni fondamentali devono essere garantite in un clima nazionale pacifico, che non significa solo l’assenza di guerre tradizionali ma anche l’assenza di un dibattito politico violento, scontro tra fazioni o tra organismi extra-statali.

Al Sistema Paese, deve essere garantito, dalle istituzioni, la tutela della sicurezza nazionale anche in caso di fenomeni, condotte ed eventi lesivi o potenzialmente letali.

La Repubblica, dunque, considera la reale possibilità di una destabilizzazione, dovuta a fattori naturali o no, ed inoltre si prefissa come obiettivo quello di continuare a portare avanti le attività funzionali ed istituzionali essenziali.

Con sistema Paese si intendono tutte le strutture pubbliche e private che collaborano a sostenere l’attività internazionale, dal commercio alla produzione, di un Paese, garantendo la competitività del suo sistema produttivo.

Contribuiscono al Sistema Paese le imprese, le istituzioni, politiche ed economiche, sia pubbliche che private, ma anche quelle scientifiche e culturali.

Il Paese ottiene vantaggi competitivi quando le strutture che compongono il sistema riescono a collaborare in maniera efficiente e determinano, insieme, strategie commerciali nazionali e internazionali.

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