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Nel 1890 l’Italia occupò Marka, centro culturale del Clan Bimal, che, a seguito della presenza straniera, diede vita alla Resistenza di Banadir, guidata da due shaykh sufi locali: Sheikh Abdi Abikar Gafle e Ma’alin Mursal Abdi Yusuf. La resistenza dei Bimal, nonostante fosse nata dalla minaccia dell’avanzata italiana e dalla decisione di troncare il commercio dai porti all’entroterra, assunse in poco tempo connotati religiosi: diventò necessario difendere l’Islam dagli invasori cristiani. Nello stesso periodo prese forma il movimento dei Dervisci, guidato dal poeta sufi Salihiyya e dal leader Mohammed Abdullah Hassan, il cui obiettivo era quello di espellere le forze britanniche, italiane ed etiopi ed eliminare il Cristianesimo per dare vita ad uno Stato somalo musulmano. Benché i Bimal e i Dervisci fossero distanti dal punto di vista ideologico, vi era affinità sul piano degli scopi: Hassan elogiò gli sforzi della resistenza di Banadir, sottolineando la necessità di unire gli sforzi per condurre il Jihad contro gli invasori, e fornì armi per condurre la guerra.

Nella prima metà degli anni ’20 si disgregarono i movimenti di resistenza sotto le pressioni militari delle forze colonizzatrici e l’Italia fascista, tra il 1936 e il 1940, formò dapprima l’impero italiano composto da EtiopiaEritrea e Somalia italiana e, successivamente, la “Grande Somalia” che vedeva l’aggiunta del Somaliland britannico.

L’indipendenza arrivò nel 1960 con la formazione della Repubblica Somala, frutto dell’unione dell’ex Somaliland italiano (conquistato dai britannici dopo la Seconda guerra mondiale) e l’ex Somaliland britannico. Gibuti, appartenente alla Somalia francese, ottenne l’indipendenza solo nel 1977 dato il voto favorevole alla continuità di associazione con la Francia nel referendum del 1960.  La Repubblica Somala durò fino al 1969 quando, il 21 ottobre, i militari approfittarono di una crisi di governo per organizzare un colpo di stato. Inizia così il periodo autoritario del capo di stato e presidente del nuovo Consiglio Rivoluzionario Supremo il Mag. Gen. Mohamed Siad Barre. Egli si affidò al “Socialismo Scientifico”, secondo Siad assolutamente compatibile con l’Islam, e strinse forti rapporti con i paesi socialisti quali Cina e Unione Sovietica. Dopo il 1974 Siad si concentrò sulla politica estera e si unì alla Lega Araba migliorando i rapporti economici e politici con gli stati del Golfo Persico, verso cui verteva una consistente parte delle esportazioni somale. Nello stesso anno venne rovesciato il governo di Haile Selassie, provocando il crollo dell’Etiopia;la Somalia ne approfittò sostenendo il Fronte di Liberazione Somalo Occidentale (WSLF) nella guerra per la sottrazione della regione dell’Ogaden. Nel 1978 l’Etiopia, grazie agli aiuti sovietici e cubani, riconquistò l’Ogaden e centinaia di migliaia di rifugiati si riversarono in Somalia. La sconfitta accentuò ulteriormente l’instabilità del governo di Siad.

Un fallito colpo di stato militare nell’aprile del 1978 aprì la strada alla formazione di due gruppi di opposizione: il Somali Salvation Democratic Front (SSDF), il cui principale sostegno derivava dal clan Majeerteen della regione di Mudug nella Somalia centrale, e il Somali National Movement (SNM), basato sul Clan Isaaq delle regioni settentrionali. I Clan tornarono al centro dell’identità e della politica somala dopo che Siad cercò di eliminarne la presenza: bandì la lealtà al clan e i comportamenti ispirati ad esso divennero un reato. Entrambe le organizzazioni si impegnarono in azioni di guerriglia dalle basi in Etiopia e Siad fu così costretto, anche sotto la pressione degli alleati europei, a migliorare le relazioni con Kenya ed Etiopia. Con quest’ultima concluse un accordo di pace nel 1988 in cui ciascuna parte si impegnava a cessare di sostenere la guerriglia antigovernativa somala.

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