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Fin dagli inizi della guerra meccanizzata nacque la necessità di trasportare la fanteria in maniera rapida sul campo di battaglia affinché operasse congiuntamente con i carri armati e avesse un certo grado di protezione dalle armi leggere e delle capacità di autodifesa, numerosi sono gli esempi di mezzi ruotati e semicingolati sia in campo alleato che in quello dell’Asse, oggi questi veicoli vengono generalmente denominati Armoured Personnel Carrier.

Durante la guerra fredda vennero introdotti, sia dai paesi del Patto di Varsavia sia da quelli della NATO, dei veicoli che erano armati più pesantemente ed in grado di supportare la fanteria una volta che fosse sbarcata dal mezzo, questa evoluzione del APC è generalmente conosciuta oggigiorno come Infantry Fighting Vehicle. Tutte queste categorie di veicoli vennero sviluppate per soddisfare le esigenze della guerra meccanizzata in un conflitto simmetrico ad alta intensità, tuttavia con l’inizio del nuovo millennio e la fine della guerra fredda gli eserciti occidentali si trovarono ad operare in conflitti asimmetrici considerati a bassa intensità, in operazioni di counterinsurgency.

Nelle fasi iniziali del conflitto in Iraq e in quello in Afghanistan tra i mezzi che vennero allora dispiegati nei teatri operativi erano presenti dei poco protetti e armati Light Utility Vehicle come gli Humvee o i VM90 nel caso italiano, questa categoria di mezzi era stata concepita per ruoli di seconda linea o di ricognizione e pattugliamento. Questi veicoli si sono dimostrati inadatti a garantire una protezione adeguata degli equipaggi contro, non solo le minacce balistiche classiche come armi da fanteria e RPG (Rocket Propelled Granades) ma soprattutto contro gli IED (Improvised Explosive Devices) per i compiti che dovevano svolgere negli scenari del nuovo millennio.

In particolar modo, l’utilizzo di questi ordigni improvvisati ha causato la maggior parte delle morti tra i militari occidentali dispiegati in questi teatri, per avere un’idea della rilevanza del fenomeno basti sapere che negli ultimi 14 anni i membri delle FFAA USA uccisi da IED in Iraq e Afghanistan arrivano rispettivamente fino al 48% e al 46% delle morti totali nei due conflitti.

Le esperienze in Iraq e Afghanistan, la bassa propensione a subire perdite dell’opinione pubblica occidentale e la sua conseguente pressione sui decision-maker hanno portato le industrie a cambiare la configurazione dei mezzi, quindi anche quelli che prima a livello tattico non avevano compiti propriamente di prima linea ma venivano utilizzati semplicemente per ricognizione e pattugliamento ora necessitano di un elevato livello di protezione.

Di conseguenza i veicoli sviluppati in questi ultimi vent’anni hanno svariate caratteristiche che li accomuna per aumentarne la resistenza contro questo tipo di minacce, sono soluzioni d’altronde già sperimentate durante la guerra in Rhodesia come l’utilizzo di scafi a “V”, elevata distanza della cellula del veicolo dal terreno e generalmente una struttura del mezzo che riesca a dissipare l’esplosione che però ne aumenta considerevolmente il peso e l’altezza.

Emblematico è il caso statunitense del programma di veicoli multiruolo MRAP (Mine Resistant Ambush Protected) costruiti specificamente per essere resistenti alla minaccia degli IED e allo stesso modo offrire alla fanteria il supporto necessario in un contesto asimmetrico. Questo è una tendenza che ha influenzato ovviamente anche le industrie europee che si sono dovute adattare alle urgenti richieste operative delle loro FFAA che si trovavano ad operare in Medio Oriente. Con la breve analisi che segue cerco di elencare la recente offerta europea nel settore dei veicoli tattici multiruolo.

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