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Nel corso biennio 2013-2014 la comunità internazionale ha assistito ad un evento rilevante per le fondamenta del sistema internazionale: l’annessione della Crimea da parte della Federazione russa e il successivo conflitto civile ucraino. Pressoché immediatamente, una forte preoccupazione investì tutti quei paesi dell’Europa orientale che dal 1991 erano entrati nel sistema internazionale come stati completamente sovrani: questi videro nella condotta russa nei confronti dell’Ucraina una possibile minaccia alla propria sovranità. Difatti, come l’Ucraina, i paesi europei orientali fecero parte dell’URSS e mantengono con la Russia un certo grado di interdipendenza – in particolare nel settore energetico – che li espone alle decisioni del Cremlino.

Ad essi è stato attribuito l’appellativo di “nuova Europa” in contrapposizione alla “vecchia Europa”, ovvero i paesi fondatori e membri dell’UE fino al termine della Guerra Fredda. Al terminare di quest’ultima entrarono nell’organizzazione gran parte degli stati ad est della Germania ed ex membri dell’URSS.

Occorre precisare che l’utilizzo di un unico termine non corrisponde ad una omogeneità di questi stati, sia in politica estera che per caratteristiche economico-sociali, ma indica il fatto di essere entrati nell’UE successivamente e in due gruppi numerosi che accrebbero di molto le dimensioni dell’organizzazione.

La crisi ucraina del 2014 ha aperto una faglia di fragilità proprio ai confini dell’Unione Europea, criticità sorta da una politica estera assertiva della Federazione Russa, la quale sotto la presidenza di Vladimir Putin ha dimostrato la volontà di tornare un attore importante del sistema internazionale.

A tal riguardo, è necessario approfondire quali siano i progetti esteri di Mosca e se esista la possibilità che quanto accaduto in Ucraina possa ripetersi per altri stati.

Dal momento che gli stati dell’Europa orientale – ad esclusione di Ucraina, Bielorussia e Moldavia – fanno parte sia dell’Unione Europea che di un’alleanza militare difensiva quale la NATO, sussiste per entrambe le organizzazioni la stessa minaccia.

In altre parole, la sovrapposizione delle istituzioni fa sì che gli stati europei facenti parte della NATO rientrino nel quadro dell’articolo 5 del Trattato dell’Atlantico del Nord, il quale enuncia un chiaro contenuto: un attacco armato contro una parte dell’Alleanza sarà difeso dalle altre parti anche con l’utilizzo della forza armata.

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