HomeRisparmio › Risparmio e cointestazione: come si dividono diritti e doveri secondo la legge italiana
Risparmio

Risparmio e cointestazione: come si dividono diritti e doveri secondo la legge italiana

📅 19 Agosto 2026✍️ di Claudia Borghi⏱️ 5 min di lettura

Chi cointesta un conto o un deposito, oggi più che mai, lo fa per gestire meglio i risparmi familiari. Ma chi può movimentare i fondi? Cosa succede in caso di debiti o di decesso? E come si dividono costi e imposte? Negli ultimi mesi, complice il ritorno di rendimenti sui conti deposito e la necessità di pianificare spese comuni, sempre più coppie e parenti scelgono la cointestazione: una soluzione utile, ma che richiede consapevolezza di diritti e doveri.

Che cosa significa cointestare un conto

La cointestazione è l’intestazione di un rapporto bancario a più persone: conti correnti, conti deposito, libretti postali. Nei “rapporti esterni” con la banca, i cointestatari sono obbligati in solido: lo stabilisce l’art. 1854 del Codice civile. In pratica, l’istituto può pretendere l’adempimento da uno qualsiasi dei titolari, ad esempio in caso di scoperto.

Nei “rapporti interni” tra i cointestatari, la regola generale è la presunzione di quote uguali, salvo prova contraria. Se uno versa più dell’altro, può dimostrarlo con tracciabilità dei bonifici o accordi scritti. Questa distinzione è cruciale quando nascono contenziosi o subentrano eredi.

Firme, deleghe e operatività quotidiana

Il nodo operativo è nella clausola di firma:

  • Firma disgiunta: ciascun cointestatario può operare da solo (prelievi, bonifici, carte). È la formula più flessibile, ma richiede fiducia reciproca.
  • Firma congiunta: per muovere denaro servono le firme di tutti. È più sicura, ma poco pratica nella vita di tutti i giorni e in caso di urgenze.

Le deleghe a terzi consentono a una persona esterna (ad esempio un figlio) di operare entro limiti stabiliti. Sono revocabili e non trasformano il delegato in cointestatario. Quanto alla riservatezza, i cointestatari hanno diritto a consultare estratti e movimenti; le banche tendono a rendere disponibile la documentazione a tutti i firmatari del rapporto.

“La vera decisione non è se cointestare o meno, ma come impostare l’operatività: una firma congiunta su un conto di spesa quotidiana può diventare un collo di bottiglia; su un deposito vincolato è una cintura di sicurezza”, osserva un consulente bancario con esperienza nel retail.

Responsabilità e pignoramenti

Nei confronti dell’istituto, i cointestatari rispondono in solido per scoperti, commissioni e interessi. Se uno solo genera un debito, la banca può addebitare il conto e rivalersi sull’altro cointestatario; restano ovviamente salvi i rapporti interni di rimborso.

Per i pignoramenti, la prassi è più delicata. Se il creditore di uno solo dei cointestatari procede al pignoramento presso terzi, può chiedere il blocco delle somme sul conto. In concreto, l’istituto blocca l’intero saldo in attesa di decisione del giudice, il quale normalmente riconosce pignorabile la sola quota del debitore (spesso il 50%, salvo prova di diversa titolarità). È quindi prudente evitare che stipendi e risparmi di chi non ha debiti transitino sul medesimo conto.

Cosa accade in caso di decesso

Alla morte di un cointestatario, la banca sospende l’operatività sulla quota riferibile al defunto e richiede la documentazione successoria (certificato di morte, dichiarazioni sostitutive, eventuali atti notori). In assenza di accordi tra eredi, l’istituto può limitare i movimenti per prevenire contestazioni.

La quota del defunto confluisce nell’asse ereditario; di regola si presume paritaria, salvo prova contraria. Il superstite non “diventa proprietario di tutto”: può operare sulla propria parte e, una volta definita la successione, ottenere lo svincolo delle somme spettanti agli eredi. Attenzione ai prelievi effettuati poco prima del decesso: gli eredi possono chiederne la ricostruzione e la restituzione se lesivi delle quote di legittima.

Per conti deposito vincolati, lo scioglimento anticipato segue le condizioni contrattuali: alcuni istituti liquidano gli interessi maturati fino alla data del decesso, altri applicano penali o riconoscono il solo capitale.

Fisco, ISEE e limiti di garanzia

La tassazione sugli interessi segue l’aliquota del 26% (12,5% per i titoli di Stato). Sulle giacenze gravano due imposte di bollo distinte: 34,20 euro annui per i conti correnti delle persone fisiche con giacenza media oltre 5.000 euro; lo 0,20% sul valore medio dei conti deposito, senza franchigia.

Nella DSU per l’ISEE, saldo al 31 dicembre e giacenza media vanno indicati pro-quota. Se il conto è al 50%, ciascun intestatario riporta metà degli importi, salvo accordi o documenti che attestino quote diverse riconosciute dall’istituto.

Quanto alla sicurezza, i depositi sono coperti fino a 100.000 euro per depositante e per banca dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. In un conto cointestato al 50%, la protezione si applica per ciascun intestatario: due persone, fino a 200.000 euro complessivi, sempre pro-capite e per singolo gruppo bancario.

Quando conviene e quando no

Conviene cointestare quando si gestiscono spese condivise (affitto, utenze, figli), quando si desidera assicurare continuità operativa in caso di assenza o malattia, o quando si vuole sfruttare al meglio la copertura del fondo di garanzia, distribuendo i depositi tra più intestatari e banche.

Può non convenire se c’è rischio di pignoramenti per debiti di uno solo, in situazioni di conflittualità nella coppia o in famiglie allargate, oppure quando si desidera separare nettamente patrimoni e responsabilità. Per coppie non sposate, ricordiamo: la cointestazione non sostituisce un testamento e non crea diritti successori.

Con i minori, la cointestazione richiede la rappresentanza dei genitori e può comportare limiti ai prelievi. Per operazioni rilevanti a carico del patrimonio del minore, può essere necessaria l’autorizzazione del giudice tutelare.

Consigli operativi prima di firmare

  • Definite per iscritto l’uso del conto: spese correnti, riserva di emergenza, obiettivi di medio termine.
  • Scegliete con consapevolezza tra firma disgiunta e congiunta, anche combinando: corrente disgiunto, deposito congiunto.
  • Se temete rischi di pignoramento, valutate conti separati e una semplice delega per le emergenze.
  • Tenete traccia dei versamenti di ciascuno (bonifici con causale), utile in caso di separazioni o successioni.
  • Verificate costi e bollo: un conto in più può far superare la soglia di 5.000 euro di giacenza media.
  • Per somme oltre 100.000 euro per persona, diversificate tra banche per massimizzare la copertura del fondo.
  • Leggete foglio informativo e contratto: blocchi in caso di decesso, recesso unilaterale, vincoli di deposito, tempi di svincolo.

La cointestazione è uno strumento potente per orchestrare il risparmio familiare, ma funziona davvero solo se accompagnata da regole chiare e trasparenza. Come ho visto in anni di mediazione tra famiglie e banche, le sorprese arrivano quando gli accordi sono impliciti. Meglio chiarirli prima, nero su bianco.

Claudia Borghi

Claudia ha lavorato per anni come consulente in uno studio di mediazione creditizia, aiutando famiglie a districarsi tra normative italiane e strategie per risparmiare. Scrive articoli che nascono dall’ascolto diretto di centinaia di persone alle prese con scelte sul loro futuro economico.